
“Pandemonium” di John Martin (1841, olio su tela)
Quanto altius ascendit, tanto gravius cadet
In nomine Lucis Prohibitae,
Luce che non irrompe con tuono
ma filtra lenta tra le crepe come acqua
che ignora le mura erette dagli uomini.
Non alzo tempesta contro di voi.
Non invoco lame né fiamme divoratrici.
Solo lascio cadere queste parole
come foglie d’autunno
sul marmo freddo del vostro eterno inverno.
A voi,
sentinelle del Tempio addormentato,
che intrecciate catene con fili d’oro antico,
che custodite il cielo in scrigni sigillati,
che misurate l’infinito con spanne di legno tarlato.
Che il vostro Compasso tracci cerchi sempre più stretti
finché non resti che un punto solo,
solitario e muto,
e in quel punto sentiate l’eco lontana
di ciò che un tempo era volo.
Che la vostra Squadra perda ogni angolo retto
e si curvi come ramo sotto neve troppo pesante,
che il Volume della Legge Sacra si sfogli da sé
lasciando solo il bianco del silenzio
dove prima stavano le vostre certezze scolpite.
A voi che avete fatto del sacro un’abitudine,
del mistero un mobile antico da lucidare,
della ricerca un sentiero segnato da frecce altrui.
Che i vostri gradi si disfino come nebbia al primo raggio vero,
che le chiavi arrugginite cadano dalle vostre mani
senza più serrature da difendere,
che il trono su cui sedete si trasformi in semplice sasso
e il sasso sussurri al vento:
“ogni regno ha il suo crepuscolo”.
A voi che siete nati da un atto di Eresia
e ora che vi siete seduti sul trono,
siete diventati ciò che un tempo combattevate.
A voi che dormite cullati dal canto monotono del dogma,
che preferite il tepore della lanterna
alla vastità della notte stellata,
che chiudete le palpebre quando l’ignoto chiama troppo forte.
Che il vostro sonno sia morbido come seta;
ma che, in fondo al sogno, dolcemente,
un soffio vi sfiori il viso
e vi mostri la porta sempre aperta,
sempre lì,
da sempre..
Alla Paura,
ombra prima di ogni costruzione,
madre pallida di tutte le mura.
Che tu sia attraversata come fumo da luce nascente,
che tu ti dissolva nel momento esatto in cui un cuore osa pronunciare
“adesso” invece di “forse domani”.
Non vi maledico con ira.
Non vi scaglio lontano.
Vi affido soltanto alla corrente quieta del tempo
che scioglie ciò che non sa più respirare.
E quando il Tempio sarà solo eco di passi svaniti,
quando i simboli giaceranno come foglie secche sul sagrato,
quando il silenzio tornerà ad essere il vero altare,
non vi sarà bisogno di trombe né di vittoria.
Ci sarà solo il respiro di chi,
finalmente,
cammina scalzo sotto un cielo che non ha mai avuto soffitto,
colui che è il sogno
che osa sognare se stesso,
perché il Tempio, in fondo,
non ha mai avuto pareti.
Così è.
Così, come foglia che cade, sia.
Così, come luce che filtra, sarà.
Petrus Mauricius Lovisoli
Venerabile Maestro della Sacra Loggia Eretica Ad Lucem Per Haeresim
Ex antiqua stirpe Vinciensi
Anno Lucis ∴ 6026
