Oltre il dualismo teista/antiteista
Il dualismo teista/antiteista è la trappola più sottile e persistente del pensiero moderno: due lati della stessa medaglia coniata dal terrore dell’assenza.
Il teista afferma: “C’è un Tu supremo, un Creatore, un Padre, un Giudice, e io sono il Suo riflesso, la Sua creatura, il Suo servo o il Suo figlio perduto“.
L’antiteista risponde: “No, quel Tu non esiste; è proiezione, illusione, oppio, tirannia, e io sono libero, autonomo, ribelle contro il nulla che resta dopo la Sua morte“.
Entrambi restano incatenati allo stesso schema:
- Un polo positivo (Dio come presenza ontologica, senso, ordine)
- Un polo negativo (ateismo come negazione, ribellione, vuoto)
- Una dialettica eterna che presuppone la centralità della questione “Dio esiste o no?”
Ma la vera eresia, quella che noi invochiamo con Ad Lucem Per Haeresim, non è scegliere uno dei due poli, né capovolgerli.
È uscire dal campo di battaglia dove la domanda stessa ha senso.
Perché il dualismo è superato:
- Entrambi condividono lo stesso antropocentrismo teologico
Il teista proietta l’umano (volontà, amore, giustizia, punizione) su un’entità cosmica.
L’antiteista proietta l’umano (ragione, libertà, ribellione prometeica) contro quell’entità.
In entrambi i casi, l’umano resta al centro: Dio o la Sua assenza sono specchi deformanti dell’io.
Oltre: la coscienza non ha bisogno di specchi divini o anti-divini per esistere. È già nuda, già sovrana nel suo silenzio. - La domanda “esiste Dio?” è mal posta
Ma se “Dio” è definito come ente personale, creatore, onnipotente, allora negarlo o affermarlo resta dentro lo stesso paradigma sostanzialista.
Il non-dualismo dissolve la cornice: non c’è un “io” separato che possa interrogare un “Tu” esterno. Non c’è dualismo soggetto-oggetto da risolvere con sì/no.
Resta solo l’esperienza non-duale: l’essere che non si divide in creatore/creatura, credente/non-credente.
ll nostro proclama in questa luce: “Né Dio, né Ragione, né Demonio.”
Noi proclamiamo l’abbandono di ogni pilastro su cui l’essere umano ha preteso di erigere un senso.
Né Dio
perché non c’è più un Tu da invocare, un Padre da implorare, un Giudice da temere o un Amore da mendicare.
Il cielo è vuoto, non per ribellione, ma per semplice evidenza: non risponde, non ascolta, non punisce.
Ogni preghiera è eco che rimbalza su pareti inesistenti.
Né Ragione
perché la Ragione si è rivelata per ciò che è: un altro idolo, un altro dio minore travestito da luce autonoma.
Ha promesso ordine, ha partorito sistemi, ha costruito cattedrali di concetti, ha giustificato imperi e forche.
Ma alla fine si piega anch’essa: calcola, dimostra, spiega, e non spiega nulla del perché ci sia qualcosa invece del nulla.
È solo un altro strumento del sonno, più raffinato, più arrogante, più cieco nel suo orgoglio di vedere chiaro.
Né Demonio
perché non c’è più un nemico cosmico da alleare, un ribelle da seguire, un signore delle tenebre da servire in segreto.
Il Demonio è l’ultima illusione del dualismo: serve ancora a dare un volto al caos, a rendere sopportabile l’assurdo con la promessa di una rivolta epica.
Ma quando anche lui svanisce, resta solo il caos senza volto, senza nome, senza scopo, e senza bisogno di essere rovesciato.
Tre idoli caduti. Tre maschere strappate.
Non resta più alcun dramma da recitare: né redenzione, né illuminismo, né apocalisse infernale.
Così è. Così sia. Così sarà.
Petrus Mauricius Lovisoli,
Venerabile Maestro
Ex antiqua stirpe Vinciensi
Anno Lucis :: 6026
